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Tra gioco e lavoro: i bambini di Sakalalina

(Maria Vassallo e Enrico Formica)

 

Tanti, belli, pronti al sorriso e al gioco, attenti e stupiti per ogni novità, sempre in compagnia di coetanei o di animali domestici, sulla strada, nella piazza, affaccendati, attivi e vitali. Dal momento in cui si reggono sulle gambe e conquistano una certa indipendenza dall'adulto o più spesso dalla sorellina/fratellino maggiore, trascorrono la giornata all'aperto e si lasciano travolgere dal frenetico attivismo dei più grandi. Rincorrono galline e anatroccoli, rotolano sulla polvere delle strade, si lasciano incantare dai giochi e imparano prestissimo la legge della sopravvivenza.

Il villaggio di Sakalalina per i nostri figli potrebbe semplicemente apparire come un Eden del gioco e della libertà. Ma cosa è Sakalalina? E' un villaggio immerso nella savana compreso nel distretto di Ihosy, nel sud del Madagascar. La popolazione aumenta rapidamente e ad oggi è stimata intorno a 12.000 abitanti, con un'alta percentuale di bambini.

Nel villaggio vi sono le scuole primarie e secondarie di primo grado, mentre la prosecuzione degli studi nei licei e istituti d'istruzione superiore avviene nella città di Ihosy, a due ore circa di viaggio in taxi brousse lungo la pista che attraversa la savana.

Sakalalina è un villaggio fortunato: vi si trovano un attrezzatissimo e moderno ospedale, servizi sanitari di prevenzione e cura, una serie di offerte formative per adulti che vanno dalla sartoria e ricamo alle tecniche agricole e all'uso dei computer, per accennare ad alcune delle molteplici attività che il Centro di Formazione dell'ONG Fides propone agli abitanti di Sakalalina e dei dintorni.

La maggioranza della popolazione si dedica alla coltivazione del riso e all'allevamento degli zebù.

Ma Sakalalina è anche un villaggio sprovvisto di corrente elettrica (tranne alcuni privati che si sono dotati di generatore elettrico) e di copertura della rete telefonica; manca un sistema fognario e le abitazioni (capanne di fango e paglia) non hanno acqua corrente. Le strade di polvere sono percorse da gente a piedi, qualche bicicletta e più raramente da camion che provvedono al trasporto del riso. Le carrette dipinte di azzurro trainate dagli zebù danno un tocco di colore e fanno pensare alla purezza e serenità della vita bucolica, ma il polverone sollevato dai fuoristrada in transito riporta alla realtà di un mondo in rapida trasformazione.

In questo ambiente, per alcuni versi incontaminato e selvaggio, la vita dei bambini si svolge in un intreccio naturale e (forse) inscindibile tra gioco e lavoro:

la cura dei più piccoli, le piccole faccende domestiche, la raccolta di legna da ardere, la pilatura del riso, la preparazione di piatti e spuntini per gli avventori si mescolano quasi inavvertitamente con le attività ludiche le più spontanee e gratificanti dell'infanzia. Li vedi correre dietro ad un cerchio con un bastoncello di canna, salire in cinque, sei sul carrettino di legno trainato a turno da uno di loro e divertirsi a sorprenderti con cambiamenti veloci di direzione, sbucando da uno stretto passaggio nascosto tra le case, lanciandosi infine in corsa nel breve tratto di discesa verso la brousse...dove si devono scostare di lato perchè una mandria di zebù sta tornando negli steccati, al riparo da furti e fughe. Chi li conduce? Un gruppetto di bambini felici di ritornare al villaggio, almeno in serata. E portano con sé, oltre all'immancabile accetta, la fionda e qualche sassolino. Alle fontane, distribuite in vari punti del villaggio, donne giovani e anziane portano i loro secchi colorati per approvvigionarsi di acqua; le bambine imparano presto a sollevare i pesi e a posizionare secchi, ceste o borse sulla testa. Le mani libere servono per compiere altre operazioni: portare ancora altri oggetti o più frequentemente prendere per mano un bambino più piccolo. Non si vedono bambole e bambolotti nelle braccia di queste bambine; o meglio, ci sono, e hanno occhi vivi e attenti, aspettano pazienti che la sorellina si prenda cura di loro.

Ma quale sarà il futuro di questi bambini? E perché i poveri hanno bisogno dei bambini? I bambini che riescono a sopravvivere sono una ricchezza, anche economica. Uno studio dell'UNICEF mostra in che modo i bambini e le bambine di un villaggio vicino a Java, in Indonesia, reppresentino una fonte di reddito per le loro famiglie fin dall'eta di 6 anni.

A 13 anni coltivano la terra

a 12 anni lavorano sotto padrone, dietro una paga

a 11 anni trapiantano il riso

a 10 anni coltivano il riso

a 9 anni tolgono le sterpaglie

a 8 anni accudiscono il bestiame

a 6 anni curano i bambini più piccoli.

La tutela dell’infanzia è una delle principali esigenze di tutte le società, ma essa opera nelle varie parti del mondo in misura e modi molto diversi e talvolta difficilmente confrontabili con i nostri parametri. Non sempre è utile organizzare crociate, denunciare soprusi nel nome di una giustizia o di valori che non sono profondamente condivisi.

Abbiamo perciò voluto ritrarre l'infanzia nel villaggio di Sakalalina con il solo intento di rappresentare quel nucleo di spontaneità, di curiosità, di apertura alla vita e alla felicità che andrebbe salvaguardato in ogni bambino.

Dicembre 2009

 


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